IL MATRIMONIO, UNA STRADA A CINQUE SENSI

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La domanda che ciascun essere umano si è sempre posto nella vita è quella della ricerca del senso, cioè il significato degli eventi e degli accadimenti.
Qual è il senso? Che senso ha questa cosa?
Quello di cui vogliamo trattare qui è invece il senso come la facoltà di percepire ogni stimolo proveniente dall’esterno attraverso l’uso dei cinque sensi di cui l’umanità è dotata.
La vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto.
Vedremo però che analizzando questi comprenderemo anche il senso della chiamata.
LA VISTA
Gli occhi, primo veicolo “bidirezionale”, reciproco, nella conoscenza dell’uomo e della donna che presumibilmente, se “si piaceranno” si fidanzeranno.
Gen 29 17 Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, 18 perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». 19 Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». 20 Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei.
L’incontro di un uomo e di una donna passa attraverso il VEDERSI, cioè quella naturale attrazione a notare la bellezza che soggettivamente desta attrattiva secondo il proprio gusto. Sono gli occhi, come quelli di Giacobbe quando vide Rachele che, a costo di una fatica ben costosa, lavorare sette anni servendo Labano(senza neppure informarsi troppo sul tipo di lavoro da svolgere), porteranno a compimento il desiderio nascente: sposare quella donna.
Giacobbe non ha scelto Lia ma, guardandola, ha puntato gli occhi verso Rachele.
Gli occhi sono il primo senso attraverso cui quella persona mi piace o non mi piace.
Non basterà questo primo modo di guardare perché lo sguardo contemplerà tutto l’insieme, perché guardando io incontrerò. Ma guardare l’altro e compiacersi del fatto che mi piace, che siamo stati creati anche esteticamente rilevanti, nel senso cioè della corrispondenza dei gusti reciproci, che la parte dell’occhio è importante, ci rassicura su tantissimi altri aspetti. Ad esempio la giusta cura di se stessi che non finisce certamente il giorno successivo alla celebrazione del matrimonio ed è altresì il “farsi belli” per il proprio coniuge, il complimentarsi a vicenda, il custodire lo sguardo sapendo chi e cosa dovrò guardare per la pienezza della propria vita.
Lo sguardo è l’incontro, l’incontro di un volto e di un’anima.
L’UDITO
Colui che ha fatto l’orecchio forse non ode?” (Salmo94,9).
“Nella mia angoscia invocai il Signore, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi” (Salmo18,6).
L’orecchio esiste per ascoltare, cioè entrare in una profondità diversa dal semplice sentire. Posso alzare la voce anche ai massimi decibel ma se non sono ascoltato l’effetto sarà inesistente. Basterebbe pensare alla grandezza della frase «…la fede nasce dall’ascolto…»(ROM 10) per comprendere che da un semplice atto della propria volontà, cioè prestare ascolto, si produce un risultato grandissimo: la fede, quella vera, quella cioè che non mi fa sentire schiacciato da nulla perché, ascoltando sento e rispondo pienamente.
Quante volte manchiamo nell’ascolto e quanto invece ci lamentiamo di non essere ascoltati. Poi, sovente, ascoltiamo male distorcendo la realtà delle cose.
Ascoltare ed essere ascoltati è un’arte da imparare, da voler attuare perché forse è l’atto più difficile da mettere in pratica. Ascoltare è fare spazio perché se io occupo tutto non lascerò all’altro nessun contenuto per esprimersi. Ascoltare è tacere, soprattutto dentro.
Spesso, arriviamo alle urla per farci sentire o per ascoltare meglio.
IL TATTO
Mt 14,36:«e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano »
Il tocco di Dio fa miracoli. “Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: ‘Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca’” (Ger 1,9).
In diversi modi Dio tocca la nostra vita tanto che Daniele testimonia:
“Colui che aveva l’aspetto d’uomo mi toccò di nuovo e mi fortificò”. (Dan 10,18)
Il tatto è come un tocco, un gesto di meravigliosa tenerezza. Passa attraverso le nostre mani mediante cui abbiamo possibilità di compiere gesti positivi o negativi. Quante volte diciamo che quella persona “non ha tatto”, cioè non ha toccato la nostra anima in modo tale da farci sentire nobili. Ecco pensiamo a tutte le volte che il nostro toccare l’altro possa essere avvenuto con gesti non perfettamente consoni al rispetto della sua dignità. Un matrimonio è un esempio lampante del tatto. Quanti spintoni durante una litigata!! Può addirittura uscire fuori qualche schiaffo, per non parlare di qualche altra modalità violenta. Non andando assolutamente ad affrontare un tema tanto delicato vogliamo solo soffermarci sull’importanza dell’uso del tatto. Il tocco di un medico come strumento di salvezza attraverso le sue mani. La carezza di un coniuge, l’abbraccio, il circondare per custodire, l’impastare per sfamare, il toccare per essere guariti, come coloro che sapevano che anche un solo lembo del mantello di Gesù avrebbe sanato la loro vita. Toccare il sacramento del matrimonio con la benedizione reciproca del marito e della moglie!
L’OLFATTO
“Siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo” (2Cor 2,15).
“La mia preghiera sia incenso che sale fino a te” (Salmo 141,2)
Il Cantico dei Cantici, è tutto un insieme di profumi e di effluvi. La ragazza innamorata dice: “Io sono un narciso della pianura di Saron, un giglio delle valli” (CdC 2,1 ) e poi: “Ora che il mio re è qui nel suo giardino, il mio profumo di nardo si spande tutt’intorno. Amore mio, sei come un sacchetto di mirra, di notte riposi fra i miei seni. Amore mio, sei come un mazzo di fiori cresciuti nelle vigne di Engaddi” (CdC 1,12-14).
L’olfatto è un senso particolarissimo perché va oltre gli altri sensi. Non tocca ma è toccato, non sente e non gusta ma avverte e fa proprio, non vede ma riconosce perfettamente inspirandone tutta l’essenza. L’olfatto si inserisce pienamente nella relazione tra individui. Sappiamo distinguere benissimo il profumo di chi ci sta accanto, non per la marca dell’acqua di colonia, ma per quella conoscenza nel tempo. Fa parte del respiro della vita e, come avvertiamo il profumo sappiamo conoscere anche la puzza. C’e una bella differenza tra il nardo e lo zolfo. Ecco perché è bene avere cura di se stessi, compresa l’anima ovviamente!
Il profumo fa scendere nell’intimita perché ciò che di per se è impersonale diventa personalissimo, persino nel modo di pregare oltre che di amare l’altro. È così che ci distingueremo, dal profumo che emaniamo e se dovessimo scorgere anche “l’afrore” di noi stessi non rinunciamo mai a cercare un profumo migliore, quello che sale e che ci trasforma. Lo zolfo dei nostri peccati possiamo, se vogliamo, trasformarlo nel profumo più inebriante che ci sia!
IL GUSTO
“Gustate e vedete come è buono il Signore” (Salmo 34,9)
Come ogni senso, tra i cinque, c’è uso e uso e, quando Eva “vide che l’albero era buono come cibo” (Gn 3,6) agì in nome di una “disubbidienza”. Pietro però incoraggia: “Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell’ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono”. (1Pt 2,1-3)
Il gusto è un senso importantissimo, soprattutto nel matrimonio perché il nutrimento ė necessario affinchè una coppia possa sopravvivere.
Così come il cibo materiale sostiene il corpo, sarà necessario un altro cibo per sostenere le due volontà maschile e femminile, così diverse ma così profondamente necessarie per l’unita!
Ci vuole il cibo giusto per affinare il gusto e la grandezza del matrimonio sacramento consisterà in un cibo «che non perisce, ma…che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà »(Gv 6,27). Il cibo eucaristico!
Il cibo che non perisce è Gesù stesso e anche la sua Parola che è un tutt’uno con Gesù.
Quanti bocconi amari la vita ci presenterà, anche come coppia, nelle delusioni, nella povertà personale che sa amare solo fino a un certo punto.
Il gusto ci permetterà di rendere dolce ciò che è amaro perché quel cibo ha uno specialissimo sapore: la salvezza!
Ecco cara coppia, queste sono le cinque strade del tuo matrimonio sacramento.
Scegli quella più adatta per cominciare a risorgere, se hai bisogno di rinascere o per continuare il tuo meraviglioso cammino.
Noi, proprio quando la nostra storia stava naufragando, ricominciammo dalla strada di un senso, quello del gusto, dell’eucaristia e da lì ripartimmo perché, più ne mangiavamo e più i cuori si riempivano di ascolto, sguardi, carezze e profumo che si spandeva tra di noi e verso quelli che avevamo intorno. Un senso tira l’altro nell’armonia del bene, del Vero Bene.
Amare è decisione.
E tu, da quale senso vuoi ricominciare??

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NON LASCERÀ FALLIRE IL TUO MATRIMONIO

Ci sono giorni in cui ci si sveglia al mattino e tutto sembra impossibile ad essere felicemente affrontato.
Appare che ogni cosa vada a rotoli nella storia a cui si è chiamati, soprattutto e sovente quando questo è un matrimonio.

due persone così diverse tra loro

Certo perché, la cosa più ardua da vivere è la relazione tra due persone così diverse tra loro, così libere di manifestare la propria verità ma che costantemente si imbattono nel doversi o volersi amare.
Una cosa è il dovere e l’altra è il volere.
In questa differenza del nostro essere gioca tutta un’esistenza e, da questa, tantissime scelte, nel bene e nel male.

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Rifugio dell’anima e grazia che opera

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«IL VIAGGIO DELLA VITA ADESSO»

Cosa manca veramente?
La consapevolezza della certezza che siamo attesi alla Casa del Padre.
Il nostro esserci, la vita che ci è data in dono è la grandissima opportunità di essere un ponte perché qualcuno, a noi affidato e non preteso, possa passare oltre.
Questo ponte ha un tempo, un prima nel mondo in cui siamo stati creati e un poi nella comunione tra il cielo e la terra.
Quando ricordiamo i fatti e gli avvenimenti che ci hanno ferito, che comportano sofferenza, che gravano come un macigno condizionando tutta la nostra persona e che sovente generano rabbie, risentimenti e orgoglio, dimentichiamo un aspetto fondamentale che ci appartiene: dovremo morire!
Questa morte fisica sulla terra che calpestiamo quotidianamente, cerchiamo di non volerla mai contemplare. Difficilissimo che prendiamo a braccetto l’idea della “sorella morte”.
Poi, dinanzi al mancare di una persona, sia essa a noi cara ma anche uno sconosciuto, spesso ci troviamo pronti a ricercare un colpevole, colui a cui “affibbiare” il motivo di quella morte, pronti anche a farla pagare duramente, non sempre a giusta ragione.
Ci vuole un bel cammino per cui possiamo credere che il Padre ha pensato al compimento del tempo perché, per noi, quella morte “distrugge”.
Quale immenso dolore perdere quella sola carne che il sacramento del matrimonio ha costituito.
Mio marito Giorgio, per un periodo della nostra vita, tutte le sere, prima di addormentarci, aveva preso l’abitudine di dirmi: «Ti Amo». Lo faceva perché, all’idea che la morte sarebbe potuta arrivare in qualunque momento, non voleva perdere l’occasione di aver detto alla propria amata la frase che spesso difficilmente si esprime con tanta espansione. Un «ti amo» detto ora, adesso, oggi!
Quale folle strappo è la perdita di un figlio.
Quale dolore lasciare andare un genitore.
Quale fatica abbandonare l’amico che la malattia ha consumato giorno per giorno.
Quale pazzia l’uccisione violenta.
Quale cecità l’omicidio attraverso l’aborto
Quale mistero la fine per martirio……
Perché parlare di questo?
Per la grande, irripetibile occasione della vita che ci appartiene!
La vita è oggi, ora, adesso.
Cosa posso fare adesso, ora, oggi?
TUTTO
Comprendo la chiamata e la missione che ho.
Innanzitutto c’è Dio e poi…
Sono una moglie? Un marito? C’e il mio coniuge
Sono una madre? Un padre? Ci sono i figli
Sono figlio? Ci sono i genitori
Sono sorella? I fratelli
Sono al lavoro? I colleghi e chi mi è affidato
In questo esistere e partecipare della vita donata può darsi che io debba:
Perdonare? Che io trovi l’occasione perché poi….potrebbe essere tardi!
Cambiare stile di vita? Che io lo faccia perché non sia troppo tardi;
Tacere? Che io comprenda la necessità prima che sia troppo tardi…avendo parlato troppo;
Parlare? Si, a volte quella parola sarebbe necessaria….meglio al momento opportuno che mai…
Forse io devo……
Ecco, Che ognuno possa riempire questi puntini di sospensione in ciò che è necessario essere o fare oggi, adesso, ora, cioè prima che arrivi un punto in cui il passato rimanga troppo irrisolto.
Dall’ultimo puntino è possibile andare a capo di una vita piena, riconciliata, amata, arricchita, salvata ma soprattutto eternamente Santa.
Non è detto che tutto questo sia facile però è percorribile e realizzabile.
Basta comprenderlo e volerlo cosicché nulla, ma proprio nulla, potrà impedire che l’amore vero trionfi.
Donaci o Signore oggi, ora, adesso ciò che può essere fatto prima che sia troppo tardi.
Che ciascuno possa vivere la vita donata secondo il perché della stessa.
Tutto il resto ci sarà dato in abbondanza!

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LETTERA DI FANTASIA DIRETTA ALLA MOGLIE DI UN GOVERNANTE PERCHÈ…..DIETRO UN GRANDE UOMO CI SIA UNA DONNA IMMENSA!!!!

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Ciao Angelica(nome di fantasia)

ti scrivo come moglie perché credo fermamente in quella frase che dice: “dietro a un grande uomo c’è una grande donna”

Questo lo credo per tutte le mogli che hanno scelto la chiamata al matrimonio e, soprattutto, quelle che al centro della coppia hanno posto un fondamento roccioso: Gesù Cristo!

Penso che voi siate questo tipo di sposi….amici di Gesù.

Da questo infatti nasce il coniugio, che vuol dire “cum iugum”, camminare fianco a fianco (come i buoi del resto), allo stesso passo per l’accompagnamento che uno ha dell’altro, insieme, verso la

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Chi mettere al centro

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In diverse occasioni, io e mio marito Giorgio, occupandoci del tema “famiglia”, veniamo invitati a parlare dell’APERTURA ALLA VITA..

Spessissimo, però, leggendo nei social o vademecum vari, capita di vedere tanti ma tanti articoli e tanti ma tanti incontri sul problema educativo, su come essere bravi genitori, sul come impostare un buon rapporto padre, madre, figli.

Tante ma tante sono altresì le ricette, le metodologie, le strategie, i consigli e i suggerimenti sulla genitorialitá. Molte di queste esperienze si chiamano : SCUOLE PER GENITORI!

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La “gioia dell’amore” abbraccia chi è ferito e umiliato

presentazione enciclica

( foto agenzia zenit)

Era probabilmente l’appuntamento più atteso dell’anno in Sala Stampa Vaticana. La presentazione della Amoris laetitia, seconda esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco, annunciata la scorsa settimana dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, si è tenuta stamattina con la significativa convergenza del punto di vista dei pastori con quello dei laici.

All’illustrazione generale del documento pontificio da parte del cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, è seguito l’approfondimento da parte del cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn.

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Monsignor Galantino: Amoris Laetitia, “la gioia della vita familiare come una scuola per la stessa Chiesa”

 DA AGENSIR

“La vera novità di questo documento: proporre la gioia della vita familiare – anche quella maturata con grande fatica e in situazioni di fragilità – come una scuola per la stessa Chiesa”. Così, dalle colonne de Il Sole 24 ore di oggi, il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, interviene sulla pubblicazione, ieri, dell’esortazione post-sinodale “Amoris Laetitia” di Papa Francesco che raccoglie il lavoro dei due Sinodi sulla famiglia. L’Amoris Laetitia, per il segretario generale della Cei, è la risposta di Francesco alla “domanda di gioia e di gratitudine per il dono della vita, per le cure ricevute dai propri genitori e per il desiderio di restituirle ad altri, rendendo il mondo migliore. Insomma, la famiglia che, da vittima designata e destinata per alcuni a scomparire, viene rimessa al centro e si vede restituire un nuovo protagonismo”. “È vero – riconosce monsignor Galantino – che i giovani hanno bisogno di pane e di lavoro dignitoso; ma nel loro cuore c’ è anche il sogno di costruire relazioni sane; c’è domanda di quell’amore artigianale che si genera giorno per giorno con il proprio coniuge e con i propri figli. È un sogno che tutti siamo chiamati a far diventare realtà, anche per chi è più fragile, o magari si sente più solo”. “La svolta che qualcuno farà qualche fatica a digerire – si legge nell’editoriale – sta proprio nell’affermazione nella quale il Papa ribadisce che per troppo tempo ‘abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l’apertura alla grazia, avessimo già sostenuto a sufficienza le famiglie’ (n. 37); mentre ‘siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle’ (n. 37)”. “Come avviene in tante famiglie, nelle nostre comunità deve esserci impegno ad accompagnare le persone, con lo stesso affetto e la stessa partecipazione con cui un papà e una mamma generano e aiutano a crescere i propri figli; non bisogna – conclude monsignor Galantino – aver paura di discernere le differenti situazioni cercando di comprendere, come fa un genitore nella complessità di oggi, quel particolare caso che ci si presenta; è necessario, quindi, integrare con una rinnovata cura anche coloro che nella comunità, per qualche motivo, si sono sentiti ai margini”.

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Amoris Laetitia: Vian (Osservatore Romano), un “documento” che “non delude le attese”

Da AGENSIR

“Da tempo un testo papale non suscitava tanta attesa come quello che ora è il frutto maturo del cammino intrapreso sulla famiglia già dal primo anno del pontificato di Francesco. E il lunghissimo documento non delude le attese, per ampiezza, coralità, linguaggio: tutti elementi che concorrono alla sua novità di fondo, nella vitale continuità della tradizione cristiana, su un tema che interessa non soltanto i cattolici”. Lo sottolinea Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, in un editoriale dedicato all’esortazione apostolica postsinodale “Amoris Laetitia”, pubblicato nel numero in uscita. Ed è poi “la prima volta che a essere raccolte in un unico testo sono le linee, espresse a larghissima maggioranza, di due assemblee sinodali, a loro volta preparate con ampie consultazioni e poi succedutesi nel corso di un anno”.
Quale sia lo scopo dell’esortazione sulla “gioia dell’amore” è sottolineato dallo stesso Pontefice nel brevissimo chirografo, interamente di suo pugno, che la accompagna e dove si legge che il testo è “per il bene di tutte le famiglie e di tutte le persone, giovani e anziane”. “La circostanza è inusuale e conferma una volta di più quanto a Francesco, Papa missionario, stia a cuore la realtà umana delle famiglie”, evidenzia Vian, per il quale il documento sinodale è un “testo corale che esprime con grande equilibrio un cammino comune, secondo un metodo antico quasi come la Chiesa stessa”.

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Amoris Laetitiae: don Peloso (Opera don Orione), “documento dottrinalmente vigoroso e pastoralmente vibrante”

 Ripreso da AGENSIR

“Nell’Esortazione non si parla di ammissione alla comunione di divorziati risposati, ma con molta sapienza pastorale si incoraggia il discernimento, la misericordia e l’integrazione ecclesiale per i divorziati risposati come anche per gli sposati solo civilmente, per i conviventi e per altre categorie di persone nelle quali ravvivare il “lucignolo fumigante”, cioè ancora vivo, della Grazia di Dio. E’ quanto dichiara in una nota don Flavio Peloso, Superiore generale dell’Opera don Orione in merito all’esortazione post sinodale “Amoris Laetitiae”. “Che bella questa Chiesa – aggiunge don Peloso – che dalle solide mura dottrinali della sua casa edificata sulla Roccia esce misericordiosa e si fa prossima a tutti, senza scartare nessuno, tanto meno in nome di Dio e di quel bene che tanto ama”. “La Chiesa è per tutti e, con particolare tenerezza, – commenta – per quelli che sono nella debolezza, nel limite e nel peccato. Capisco che possa essere male interpretata sia dai rigidi cultori di un pelagianesimo senza misericordia e sia dai libertini che cercano complicità e consensi alle loro cattive condotte”. “E’ il rischio – conclude don Peloso – dell’incarnazione e della misericordia. Ma è la via scelta dal Figlio di Dio che venne ad abitare in mezzo a noi. E’ la via percorsa da santi come don Orione che volle essere ‘il prete di quelli che non vanno in Chiesa’. E’ la via che Papa Francesco continuamente indica affinché la Chiesa abiti nel mondo attuale per salvarlo”.

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Cosa conta di più?

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La Pasqua è arrivata….

Cosa conta di più?

Molte storie sono quelle di prima: tra il venerdì santo in cui la croce della vita stava pesando come

un macigno e la Domenica del Risorto, cosa è cambiato?

Nulla di nuovo in quella vita perché la croce è rimasta.

La tua malattia, a cui sei inchiodato da tempo e soggetto a cure massacranti.

Il tuo matrimonio, dove è passata l’infedeltà che non ha risposto alla promessa fatta tanti anni

prima quando, vestiti di bianco (lei) di nero (lui) pensavate umanamente di potervi garantire.

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