RIFUGIO DELL’ANIMA E GRAZIA CHE OPERA

Riflessione sul pellegrinaggio della vita in vista della meta che è il cielo

Cosa manca veramente?

La consapevolezza della certezza che siamo attesi alla Casa del Padre.

Il nostro esserci, la vita che ci è data in dono è la grandissima opportunità di essere un ponte perché qualcuno, a noi affidato e non preteso, possa passare oltre.

Questo ponte ha un tempo, un prima nel mondo in cui siamo stati creati e un poi nella comunione tra il cielo e la terra.

Quando ricordiamo i fatti e gli avvenimenti che ci hanno ferito, che comportano sofferenza, che gravano come un macigno condizionando tutta la nostra persona e che sovente generano rabbie, risentimenti e orgoglio, dimentichiamo un aspetto fondamentale che ci appartiene: dovremo morire!

Questa morte fisica sulla terra che calpestiamo quotidianamente, cerchiamo di non volerla mai contemplare. Difficilissimo che prendiamo a braccetto l’idea della “sorella morte”.

Poi, dinanzi al mancare di una persona, sia essa a noi cara ma anche uno sconosciuto, spesso ci troviamo pronti a ricercare un colpevole, colui a cui “affibbiare” il motivo di quella morte, pronti anche a farla pagare duramente, non sempre a giusta ragione.

Ci vuole un bel cammino per cui possiamo credere che il Padre ha pensato al compimento del tempo perché, per noi, quella morte “distrugge”.

Quale immenso dolore perdere quella sola carne che il sacramento del matrimonio ha costituito.

Mio marito Giorgio, per un periodo della nostra vita, tutte le sere, prima di addormentarci, aveva preso l’abitudine di dirmi: «Ti Amo». Lo faceva perché, all’idea che la morte sarebbe potuta arrivare in qualunque momento, non voleva perdere l’occasione di aver detto alla propria amata la frase che spesso difficilmente si esprime con tanta espansione. Un «ti amo» detto ora, adesso, oggi!

Quale folle strappo è la perdita di un figlio.

Quale dolore lasciare andare un genitore.

Quale fatica abbandonare l’amico che la malattia ha consumato giorno per giorno.

Quale pazzia l’uccisione violenta.

Quale  cecità l’omicidio attraverso l’aborto

Quale mistero la fine per martirio……

Perché parlare di questo?

Per la grande, irripetibile occasione della vita che  ci appartiene!

La vita è oggi, ora, adesso.

Cosa posso fare adesso, ora, oggi?

TUTTO

Comprendo la chiamata e la missione che ho.

Innanzitutto c’è Dio e poi…

Sono una moglie? Un marito?  C’e il mio coniuge

Sono una madre? Un padre? Ci sono i figli

Sono figlio? Ci sono i genitori

Sono sorella? I fratelli

Sono al lavoro? I colleghi e chi mi è affidato

In questo esistere e partecipare della vita donata può darsi che io debba:

Perdonare? Che io trovi l’occasione perché poi….potrebbe essere tardi!

Cambiare stile di vita? Che io lo faccia perché non sia troppo tardi;

Tacere? Che io comprenda la necessità prima che sia troppo tardi…avendo parlato troppo;

Parlare? Si, a volte quella parola sarebbe necessaria….meglio al momento opportuno che mai…

Forse io devo……

Ecco, Che ognuno possa riempire  questi  puntini di sospensione in  ciò che è necessario essere o fare oggi, adesso, ora, cioè prima che arrivi un punto in cui il passato rimanga troppo irrisolto.

Dall’ultimo puntino è possibile andare a capo di una vita piena, riconciliata, amata, arricchita, salvata ma soprattutto eternamente Santa.

Non è detto che tutto questo sia facile però è percorribile e realizzabile.

Basta comprenderlo e volerlo cosicché nulla, ma proprio nulla, potrà impedire che l’amore vero trionfi.

Donaci o Signore oggi, ora, adesso ciò che può essere fatto prima che sia troppo tardi.

Che ciascuno possa vivere la vita donata secondo il perché della stessa.

Tutto il resto ci sarà dato in abbondanza!

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