Maria Corsini (1884-1965)

Nasce a Firenze il 24 giugno 1884 da Angiolo Corsini e Giulia Salvi e viene battezzata il 28

dello stesso mese. I genitori le impartiscono un'accurata educazione morale, principalmente

attraverso l'esempio. La sua infanzia e la sua adolescenza non presentano nulla di straordinario: le foto però ci appaiono con un atteggiamento alquanto pensoso, non lieto: i dissapori tra i genitori, determinati dal carattere molto forte comune ad entrambi, le producono tristezza: usava mettere quando apparecchiava la tavola una fogliolina di olivo sotto la tovaglia.

A motivo dei diversi trasferimenti per il lavoro del padre, la famiglia si sposta da Firenze a

Pistoia (1888), poi di nuovo a Firenze (1890), quindi ad Arezzo (1892) dove Maria riceve il

sacramento della Cresima, e infine a Roma. Ma rimarrà sempre molto attaccata alla sua Firenze, anche se in realtà la residenza in quella città non sarà mai prolungata per gli spostamenti del padre, ufficiale nel Reggio Esercito. Approderà a Roma definitivamente nel 1893. Nonostante avesse mostrato ben presto tendenze culturali di carattere letterario, al momento di inserirsi nella scuola superiore viene iscritta all’Istituto Femminile di Commercio per Direttrici e Contabili. Diligente e studiosa, consegue brillantemente nel 1899 la licenza. Nonostante una decisa allergia alle matterie specifiche commerciali, rimarrà invece ottimamente arricchita dalle letterature e dalla lingua francese e inglese, con notevole approfondimento anche per quella italiana. Ben presto infatti darà alla luce un saggio critico (andato perduto) su un pittore pre raffaellita: Gabrielle Dante Rossetti.

Nel 1901 conosce Luigi Beltrame Quattrocchi. Stringe con lui una certa amicizia basata soprattutto su una comune simpatia per temi letterari: tanto che in una lettera datata 25 agosto 1901, tratta di un lavoro (senza per altro che sia reso noto l’argomento) da studiare in comune per essere pubblicato dall’editore Treves.

La conoscenza con Luigi si approfondirà negli anni seguenti facilitata dalla amicizia fra la famiglia Corsini e gli zii Beltrame fino a che si arriva, attraverso un carteggio sempre più frequente (le lettere pubblicate chiariscono bene il percorso), al fidanzamento il 15 marzo 1905; e al matrimonio nella Cappella di S. Caterina nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 25 novembre dello stesso anno.

Trascorso qualche mese, la sposina è in attesa del primo figlio che dà alla luce nel 1906.

Battezzato con il nome di Filippo sarà poi Don Tarcisio. Una seconda ravvicinata gravidanza si conclude con la nascita, nel 1908, di Stefania, in seguito Suor Cecilia. Nel 1909 arriva il terzogenito Cesare, poi monaco Benedettino e poi ancora monaco Trappista con il nome di P. Paolino. Nel 1913 l'annuncio di una quarta gravidanza porta una nuova grande gioia che viene però turbata, al quinto mese, da una drammatica prospettiva che un noto ginecologo presenta ai genitori dopo aver constatato che le abbondanti anormali continue emorragie sono il risultato di una placenta previa totale: se non si interrompe la gravidanza per Maria ci sono 90-95 % probabilità di morte, mentre il feto rimarrà tale perché non alimentato. A tale inaspettata notizia che il ginecologo trasforma quasi in un “ukase”, all’unisono, gli sposi  rispondono con un decisoNO. La replica del professore è: “sappia avvocato che lei ha mille probabilità di rimanere vedovo con tre bambini” ; il NO rimane NO.

Da questo momento, per tre mesi, nel cuore dei due nasce un’angoscia indicibile: le condizioni di Maria, giorno per giorno, peggiorano a causa della crescente anemia mentre si pensa anche al feto che NON può crescere. Solo l’abbandono a quel Dio a cui vogliono ad ogni costo rimanere fedeli li sorregge.  All’ottavo mese, il provvidenziale intervento del Direttore della Clinica Ginecologica del Policlinico che fa trasportare Maria immediatamente in ospedale, salva la vita della mamma (la quale sopporterà sveglia quattro ore di manipolazione) e fa vedere la luce miracolosamente a Enrichetta il 6 aprile 1914. I tre mesi di agonia vengono compensati da una gioia altrettanto indicibile.  La fiducia in Dio ha vinto le pur scientificamente esatte previsioni del primo ginecologo.

Dopo un forte deperimento organico, Maria si riprende,  dimostrando di possedere una ricchezza e una profondità spirituale superiore, che la porteranno ad impegnarsi in una crescente attività apostolica. Inizia modestamente con le catechesi presso la Parrocchia di S. Vitale alle donne profughe dell’Abruzzo dopo il terremoto di Avezzano.

Nel 1917 diventa terziaria francescana, impregnandosi sempre più della spiritualità del santo umbro.

Nel 1920 entra nelle file del Consiglio Centrale dell'Azione Cattolica Femminile e diviene poi membro effettivo del “Segretariato Centrale di Studio per la Formazione Religiosa delle Donne Cattoliche”.

Dal 1936 è infermiera sui treni dell'UNITALSI diretti a Lourdes e a

Loreto. Un anno dopo segue e termina un corso per infermiere della CRI. A questa attività a cui lei dà naturalmente una impronta apostolica, si donerà superando fatiche e strapazzi con lunghi e frequenti turni in vari ospedali di Roma (specialmente all’Ospedale Militare del Celio), operando con zelo e attività professionale, tanto da essere più tardi insignita del grado superiore.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, mobilitata - lavorerà anche fuori Roma-, la sua presenza viva negli ospedali militari sarà pressochè continua fino all’armistizio dell’8 settembre.

1945 - collabora sempre come crocerossina con la presidente del CIF al posto di Ristoro della Stazione Termini per accogliere i profughi provenienti da Venezia Giulia.

Nel 1946-1947 aderisce all'iniziativa dei P. P. Lombardi e Rotondi nota come "Mondo Migliore". In questi stessi anni entra a far parte del Movimento Fronte della Famiglia, del quale sarà Vice-Presidente del Comitato romano. Altro campo d'azione è Rinascita Cristiana.

La sua attività di scrittrice inizia nel lontano 1912 quando dopo l’esperienza dei tre piccoli sente più viva la sua vocazione di educatrice. Nel 1920 pubblica degli articoli su “Fiamma viva”, “Il Solco”, “In Alto” e sul Bollettino della FUCI. Nel 1924 pubblicò un epistolario ideale non ottimato con i suoi figli. Dall'epistolario scambiato con loro vede la luce "Voce di Madre". Nel 1936 dà alle stampe "Il libro della giovane" e nel 1937 compone un opuscolo dal titolo "I nostri ammalati".

Nel 1940 escono "Il fuoco ha da ardere" e "Mamma vera". Nel 1943 scrive "Fiore che sboccia", con la collaborazione del figlio P. Paolino. Nel 1952 nascono "Lux vera" e "Vita coi figli". Nel 1953, ripercorrendo la vita in comune trascorsa col marito Luigi, pubblica "L'ordito e la trama. Radiografia di un matrimonio ". L'ultimo suo componimento è del 1955 "Rivalutiamo la vita".

Nel 1951 perde il suo amato Luigi. Nel 1965, a 81 anni, il 26 agosto, Maria Corsini Beltrame Quattrocchi raggiunge lo sposo mentre si trova in vacanza a Serravalle di Bibbiena, nella villetta "La Madonnina", fatta costruire per lei da Luigi.

Laica, sposa e madre di famiglia, di profonda vita interiore, trascorse i suoi giorni nel fedele e quotidiano adempimento dei propri doveri e nelle mansioni proprie di un generoso impegno nell'apostolato laicale, in perfetta adesione alla gerarchia e in profondo spirito di servizio. La sua vita si sintetizza e si compendia in tre verbi: Fiat, il suo sì personale, fedele e totale; Adveniat, il desiderio dell’Avvento di Dio, la sua gloria e la salvezza degli uomini; Magnificat, la lode e la gratitudine verso Dio Creatore, di Gesù che redime e lo Spirito Santo vivificante.

E’ bello constatare –e consolante perché imitabile- come Maria ha gettato le sue reti nel mare dell'amore di Dio e del prossimo. In una vita semplice e ordinaria ha guardato a quell'unico centro da cui trarre vigore di coesione, slancio d'impegno, capacità di un costante rinnovamento.

Ella ha saputo cioè generosamente e mirabilmente confessare Cristo in ogni circostanza della sua vita, nella condizione di sposa, madre e apostola, lasciando che Dio trasparisse con

naturalezza in lei.

Il suo messaggio è ben chiaro alle mamme, alle spose, agli educatori: ella è un invito vivente a tutti di come ci si dona agli altri; un invito a vivere la propria fede e la propria vocazione come espressione della carità di Cristo.