Una storia "insieme" Stampa E-mail

È Maria stessa che nella sua commossa e commovente memoria (scritta un anno dopo il terribile distacco da Luigi - dal significativo titolo “L’ordito e la trama”) ci aiuta a conoscere nell’intimità spirituale la vita dei due: sarebbe meglio dire dei due in uno dato che a poco a poco, con l’intervento di Dio -ottimo catalizzatore- diventarono una sola anima.

Bisogna qui chiarire che questa evidente fusione degli spiriti sublima, non esclude, quello che possiamo chiamare “eros”. Infatti notiamo che dall’inizio del fidanzamento in poi l’amore tra i due è come una fiamma che già nasce robusta, ma ben presto si trasforma in calore bianco e tale nella sostanza rimarrà per sempre. Ma è utile osservare che ogni importante evento fa crescere la fusione del cuore e dello spirito. Così è per la nascita del primo figlio e così per gli altri; quando poi arriva l’ultima -“quella a cui i medici avevano proibito di nascere”- la cui gestazione è causa di indicibile sofferenze  morali e fisiche, teneramente condivise - Maria dirà che proprio quei mesi così pesanti, per l’intervento della Divina e Paterna Providenza, si trasformarono in una ulteriore fusione spirituale. Ricordiamoci che il NO al ginecologo fu dato da tutti e due.

Percorrendo le brevi pagine del già citato scritto di Maria, ci accorgiamo che nello svolgersi del loro vissuto, sempre di più fusione e condivisione sono presenti. Scrive Maria che a seguire i bambini diventati fanciulli era sempre papà, nello studio, nei giochi, nelle gite, con costante cura; mentre a formare alla pietà era lei. Nell’educarli il carattere, il lavoro era pienamente concorde.

Quando, in breve successione di tempo, tutti e tre i figli  più grandi, in assoluta indipendenza, ad uno ad uno manifestarono la volontà di accogliere con giovanile entusiasmo la divina chiamata, i genitori d’accordo, all’unisono, consentono sereni, consci dell’onore che Dio fà loro. E forti di questa convinzione superano “le resistenze opposte dall’affetto umano”. E’ superfluo specificare e quantificare lo spessore del dolore nel vedere quasi deserto il focolare sempre tanto unito. Ma Maria aggiunge che “l’assenza dei tre figli più grandi … ebbe come conseguenza una fusione più esclusiva, direi, dei genitori fra loro”.

Altrove Maria ci dirà che uscendo dalla Messa si scambiano allora il buongiorno per tutta la giornata che si svolgerà INSIEME. Ancora “il dono fatto a Dio degli assenti colmò il vuoto da essi lasciato in famiglia, investendone i  donatori di tanta tenerezza reciproca, di tanto bisogno di aiutarsi, di confortarsi vicendevolmente. Vita spicciola di ogni momento, diventata sempre più in profondità, in estensione, in altitudine, in profondità, vita di comunione totale, ud unum sint... Vita serena, intellettuale, interessante, intima e riposante … animata sempre dalla gioia di stare insieme, sempre nuova.

Così anche il riposo contribuiva a incrementare questo INSIEME, perno della loro unione. “Di festa, qualche passeggiata in macchina nella campagna romana (allora ancora esistente n.d.r.) gustandone INSIEME le singole bellezze, visite a mostre, ad antichità, qualche volta al teatro. La festa attesa e desiderata: la tristezza e la noia mai”.

Questo rapporto coniugale cosi stretto non impediva, anzi incrementava una generosa apertura per l’altro, per gli altri. Da qui un’ospitalità a 360°, sia in tempo di pace e anche di più, se possibile, in tempo di guerra. A dispetto di ogni preoccupazione umanamente giusta di carattere igienico, fu accolta in casa una neonata di 18 giorni rimasta orfana dei due genitori colpiti dall’inesorabile epidemia chiamata “spagnola” che fece strage nel 1918. La piccolina naturalmente era stata a stretto contatto con la mamma e in casa Beltrame Quattrocchi c’erano i figli piccoli: la prudenza umana fu messa totalmente da parte, fidandosi di Dio. Proprio Luigi fu il “balio” (tanto che dopo “interessata” fu chiamata così) si assunse il compito del biberon di notte e di giorno.

Durante la guerra, nonostante la presenza dei soldati tedeschi sotto  le finestre, ci fu un andirivieni di ebrei, di partigiani, di ricercati, ospitati anche per giorni. Al di fuori di questo tipo di ospitalità di emergenza bellica, c’era anche quella di amicizia …. Calma. E ci fu anche sempre l’accoglienza di un particolare tipo di persone in stato di crisi psicologiche. Il soggiorno sempre gradito, anche se talvolta un po’ complicato da gestire, poteva durare anche mesi!. Sempre gestito INSIEME.

Questo INSIEME non nasce già adulto ma cresce con quell’amore che nato come “eros” viene mantenuto in vita e non spento, sublimato dall’ “agàpe”, cioè dalla sempre reciproca dedizione che come abbiamo visto risponde all’invito evangelico dell’ “ud unum sint”. Da qui quell’ordito e la trama che diventa tessuto preziosissimo, fatto di felicità vera e stabile. Quando si celebrò il centenario del loro matrimonio nacque lo slogan “Cent’anni insieme”. Per questo il Papa scelse il giorno delle nozze come festa liturgica.

Protagonista unica: la grazia proveniente dal sacramento  nuziale!