VIII CONVEGNO AMARLUI – TESTIMONIANZE DI IVANA DI CANZIO E GABRIEL RIVERO

Sono nata e vissuta in Venezuela con la mamma e fratelli. Lì ho conosciuto mio marito Gabriel. Ci siamo sposati, abbiamo avuto il nostro primo figlio, Eddy,  e abbiamo trovato lavoro in una Banca nella città di… Quando Eddy aveva… anni, ci ha raggiunto la notizia che mio padre, che viveva in Italia (perché?) si era gravemente ammalato e aveva bisogno di cure.  Di comune accordo, mio marito ed io abbiamo deciso di trasferirci in Italia per assisterlo, come abbiamo fatto fino alla morte. Eddy ha preferito restare in Venezuela, anche perché mia mamma aveva un albergo lì e lui aveva un lavoro assicurato.

Per noi in Italia non è stato facile. Eravamo disposti a ogni tipo di lavoro, ma non era pensabile di trovare lavoro in banca, non avevamo conoscenze né titoli di studio adeguati. Per di  più io ero straniero. In attesa di un lavoro stabile che non veniva, mi sono messo a fare quel che capitava: imbianchino, badante, muratore, trasportatore, cameriere…

Io ho cominciato a lavorare ad ore presso le famiglie, dove mi capitava. Spesso il lavoro veniva mancare e le bollette si accumulavano. Inoltre erano nati altri due figli, Marianna e Gabriellino, accolti con gioia. Dovevamo   portare avanti la famiglia ad ogni costo. Abbiamo cercato di non badare a ciò che gli altri avevano e ad essere felici di ciò che Dio aveva dato a noi: l’amore reciproco, l’aiuto solidale in ogni circostanza,i figli, la casa.

Anche se non avevamo alcuna sicurezza, avevamo debiti, la salute era incerta, non ci sono mancate mai la Provvidenza e la fiducia di potercela fare. Le persone amiche si meravigliavano di vederci contenti, specialmente quelle  presso le quali andavamo a lavorare, a cui non dicevamo le reali difficoltà in cui si trovava la nostra famiglia.

Un anno fa una sorpresa che ci ha colmato di gioia: sono stata assunta come cuoca in un asilo e poco tempo dopo, è stato assunto anche mio marito a tempo parziale. La felicità è stata grande. Ora che la situazione familiare sembra  più stabile, la situazione politica ed economica del Venezuela va peggiorando. Nostro figlio, ormai sposato ha una bimba di 4 anni.

La nostra nipotina lontana si chiama Veronica e nostro figlio ci ha spiegato che  dopo il nostro viaggio in Venezuela, aveva sofferto e pianto per la nostra partenza,  così aveva pensato di dare alla figlia il nome della Veronica che asciugava le lacrime a Gesù quando saliva al Calvario.

Eddy ci telefona ogni giorno e racconta le difficili condizioni di vita per tutti i venezuelani  e per la sua famigliola, a causa della fortissima crisi, della mancanza di cibo e di medicine. Ci siamo chiesti se forse avevamo fatto male a permettere a Eddy di restare là… Ora che fare? Cerchiamo di incoraggiarlo, di mandargli ciò di cui ha bisogno.  Infine abbiamo capito che l’unica strada per loro era tornare in Italia, benché anche qui c’è la crisi. Siamo di nuovo in una situazione che sembra chiusa. Come trovare per Eddy un lavoro? Come pagare la casa? Innanzitutto è difficile espatriare, soprattutto per la moglie che ha la sola cittadinanza venezuelana… 

Non sappiamo come andrà a finire, ma se riusciamo a goderci questa giornata con voi, a non perdere la gioia, è perché siamo certi che il nostro Padre celeste provvederà anche questa volta come ha fatto costantemente con noi.